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UN TENTATIVO DI RIPENSAMENTO ADLERIANO SULLA FILIAZIONE PSICHICA NELLA SOCIETA’ DI OGGI

Volendola definire dobbiamo associarla all’evento generativo, precisando che generare è perpetuare il vivente, mentre affiliare è introdurre il vivente all’umano. Oggi si tende a trascurare l’aspetto filiativo perché poco concreto e segue il percorso dell’inconscio e quindi difficilmente materializzabile. Noi sosteniamo che proprio attraverso la forza filiativa si possa prevedere la forza identitaria di una persona. Mette in campo un sistema di relazioni influenzando lo sviluppo del senso comunitario. Orienta desideri e scelte inconsce, senza dimenticare, pure, l’eventuale patologia della vita psichica. Fino ad ora è luogo comune intendere la famiglia come insieme di persone che condividono abitudini, tradizioni e affetti. Sarà meglio oggi definirla come uno spazio/tempo che aiuta due
generazioni a succedersi. E’ importante che le generazioni si incontrino e si contaminano a vicenda. La filiazione è un trasferimento di forze vive. Si annodano reciprocamente doveri e doni parentali e filiali, è una vera trasmissione di umanità. Oggi, rispetto a ieri , il principio del dono e del dovere è difficile concepire: si pensa meno dono e meno obblighi, il gioco è aperto alla libertà, alla possibilità e alla reversibilità. La flessibilità filiativa è dunque una tendenza contemporanea. Nella diffusione della pratica di divorzio e separazione (un minore su quattro vede i genitori separarsi), non accade come nella famiglia tradizionale una relativa stabilità filiativa, qui la filiazione si presenta o come ripiegamento su un solo genitore o la genitorialità cerca con la volontà
di sopravvivere alla coniugalità. In questo contesto siamo restii a sottolineare le conseguenze di uno sfasamento tra la parentalità e la coniugalità. Il bambino spesso non è attrezzato a capire cosa accade nel brusco svezzamento di uno spazio nutritivo. In noi stessi tutto rimane, almeno in traccia o profondità e gli incidenti nella maturità non sono scontati. Il bambino si sviluppa non solo in quello che ciascuno dei genitori gli dona, ma anche in quello che egli coglie di quanto si donano i genitori tra di loro. Una sfida per le generazioni future: come possono un uomo e una donna separati coniugare la loro presenza accanto al figlio senza vivere insieme? La filiazione e il rischio del rimescolamento. La cultura del loft. La famiglia nel loft è una buona metafora di una vita familiare in cui la ricomposizione si basa su un insieme di filiazioni diverse, dove le generazioni si stanno a fianco, oltre a legami obbligati. Oggi esistono genitori biologici, genitori legali, genitori sociali, che non si sovrappongono del tutto, ancor più con l’evento in crescita di divorzi, ricomposizioni familiari, fecondazione assistita e omoparentalità. Si può essere figlio di una coppia che non ti ha concepito, si può essere concepiti da genitori che non vivono in coppia, educati da genitori che non ne hanno lo statuto legale. L’esercizio genitoriale può essere svolto da più persone. Potremmo affermare che i genitori hanno meno figli e che i figli hanno più genitori. Il bambino contemporaneo cresce all’interno di una filiazione ramificata, poco è paragonabile con la fissità filiativa di un tempo. Si familiarizza con la pluralità dei posti e dei ruoli, si adatta a identificazioni parziali, la flessibilità ha la meglio sull’ancoraggio. Ognuno vive un po’ se stesso come l’altro. Il figlio è un po’ genitore, il genitore sempre adolescente. Le generazioni attuali, a differenza della casa di famiglia patriarcale, non occupano più rive opposte, non si evidenzia la discontinuità e l’annodarsi del debito e del dono. Il rapporto genitore e figlio comunque potrà essere qualitativo, affettivo ed educativo, ma parzialmente filiativa. Una filiazione debole aumenta il rischio della perdità delle regole, della cultura del differenziato, del padre, ecc. In questo assetto familiare emergente si parla di riferimenti o di figure parentali. La figura del referente è colui che si trova lì per caso, un testimone che attesta una verità, un impegno e una relazione. Questo è il cuore di una filiazione psichica perché è un genitore non originale, ma può attestare l’introduzione al mondo del bambino la sua prima umanizzazione.Quanti pazienti abbiamo sentito dire: “Ho avuto tre padri, uno solo è contato, il nonno che mi ha portato a scuola, che mi ha punito, mi ha fatto ridere e mi ha insegnato a pescare…” La psicologia Individuale in questo nuovo scenario psicosocioantropologico, dove l’intersecarsi di dinamiche della percezione di sé, della visione del mondo attraverso forme inedite di linguaggi da interpretare, si pone delle domande e riflessioni quanto mai opportune. Attraverso lo Schema Appercettivo e lo Stile di vita, l’individuo costruisce un “Sé-nel- mondo”, una serie di parti: il Sé corporeo (come sono fatto), l’identità (chi sono), l’immagine di Sé (come sono) l’autovalutazione e l’autostima (quanto valgo), la nozione di Sé come oggetto (che cosa mi realizza). L’autostima sembra essere sottoposta e sollecitata dalle interferenze del contesto culturale circostante. Utile lo schema di Shulman e Mosak (1990) e commento di Rovera (2013 Riv. Psicol Indiv.74). Attivare il Sé Creativo significa pensare all’aspirazione alla supremazia,alle funzioni autoprotettive, alle strategie cognitive ai legami affettivi, al proprio universo emozionale, alle potenzialità comunicative interindividuali. Tutto ciò può provocare ulteriori errori di base e ad una distorsione del Senso della vita. In questa nuova filiazione psichica come si colloca l’interpellazione, la parola, l’ascolto, il riconoscimento, la solitudine? Il sentimento comunitario ieri, probabilmente, legava le generazioni a scapito della libertà, oggi il legame è più allentato a scapito della forza filiativa e del fenomeno identitario. Altra problematica sarà la gestione del bisogno d’affetto del bambino , infatti la persistenza della pulsione affettiva e la tolleranza della tensione (per la costrizione educativa) devono essere strettamente legate in questo sviluppo. La deprivazione di una gratificazione non deve distruggere l’equilibrio psichico perché deve solo incrementare l’energia e forgiare un atteggiamento aggressivo compatibile con la cultura (Adler).

Dr Claudio Ghidoni et coll.
Psicologo Psicoterapeuta ed Analista Didatta Adleriano
Direttore Istituto Alfred Adler Milano

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